Martedì, 27 November 2018 14:17

Passione scootercross

Scritto da
Vota questo articolo
(0 Voti)

scootercross

Ciao Pier, mi chiamo Samuele e ti scrivo da Marostica,

provincia di Vicenza. Pratico scootercross dal 2010 e corro nel Campionato Veneto dal 2013. Sono molto appassionato di questa disciplina e ho fatto molte

ricerche, ma si trova veramente poco al riguardo. Ho conosciuto molte persone che negli anni d'oro hanno vissuto lo scootercross ai massimi livelli. Persone come Rolandi, Arcangeli e Verderosa fino ai privati

che c'erano, ma nessuno conosceva o ricorda più. Tu che ricordi hai di quegli anni? Si investiva molto sul sviluppo assetto/motore? Si potrà mai tornare ad un trofeo come era All Star Malossi o campionato

Italiano Scootercross ?

Samuele

Carissimo Samuele, che dire... ho dei bellissimi ricordi di quel periodo e non solo: le gare scooter disputare dal 1992 al 1999 sono state fantastiche.

Lo scootercross ebbe un grande momento grazie agli investimenti in promozione della Malossi /e Piaggio...), a cui va riconosciuto il merito di aver creduto nelle gare scooter sin dall'inizio. Quando arrivarono in Italia i primi Honda Dio, infatti, la Malossi era un'azienda senza un grande seguito tra gli appassionati di elaborazioni e gli addetti ai lavori. Erano preferite altre marche a seconda del tipo di motore su cui si doveva mettere mano. Ad esempio per i ciclomotori Piaggio e per le Vespa Polini, Pinasco e DR la facevano da padroni. Minarelli Commerciale, poi diventata Minarelli Racing (per un periodo di tempo brevissimo) e poi Top Performances aveva praticamente il monopolio sui ciclomotori plurimarcia motorizzati Minarelli RV/AM/R3GL, ecc... Sito dominava con Proma, Simonini e Giannelli il settore delle marmitte, anch'esso diviso in settori. Malossi, a mio avviso, pagò caro l'investimento fatto sui gruppi termici CVF. Intendiamoci: i kit Malossi andavano forte, ma non duravano e le trasformazioni per le moto 125 cc andavano meno di un cilindro originale preparato. L'azienda era in difficoltà e, a tal proposito, ricordo l'incontro con un rappresentante presso un noto motoricambi romano che mi spiegò per quale motivo furono fatti i cilindri maggiorati da 125 cc e che la situazione non era rose e fiori. Poi arrivarono gli scooter e, in sostanza, nessuno ci credette. Per carità, le varie aziende iniziarono a fare dei kit di trasformazione, ma Malossi fece molto di più: studiò una strategia di marketing incredibile. Andavi dal ricambista per comprare una candela e, dopo aver letto la brochure, uscivi con un kit "trofeo". Capirono l'importanza di una trasformazione completa: un qualcosa che, bene o male (più male che bene), la montavi e avevi una parvenza di funzionalità. Investirono moltissimo in questo settore e il mercato gli dette ragione. A Roma, così come a Milano ma anche nei piccoli centri, iniziò la frenesia dello scooter preparato e, nei primi anni, Malossi aveva una marcia in più rispetto agli altri semplicemente perchè era partita prima e aveva un catalogo completo. I preparatori più ricchi e smaliziati facevano dei minestroni pazzeschi mischiando pezzi di ogni tipo e riuscendo spesso ad ottenere autentici mostri per l'epoca. Il popolo, invece, comprava e montava Malossi con la certezza di essere vicini ad un risultato ottimale. Erano i tempi delle corse clandestine non solo sui classici "tracciati" (vialoni, ponti, gallerie...), ma ad ogni semaforo vedevi il ragazzino, l'avvocato con la 24 ore e il vecchio appassionato che partivano a razzo con questi missili da 12 Cv e 60 kg scarsi di peso! Col tempo gli altri capirono di aver perso il treno ed iniziarono la rincorsa, ma fu durissima. L'unico che aveva intuito l'antifona fu Andrea Pinasco, che fece dei variatori eccezionali per l'epoca e dei cloni dei carburatori Keihin made in Taiwan che sui Peugeot Metropolis andavano come saette, ma ormai il buon Andrea era con la testa da un'altra parte e la linea di cilindri Kemuru (che la gente credeva fossero cilindri giapponesi.. epoca del culto degli spompati Daytona e Kitaco che avevano un packaging da sballo! ... ma invece "che muru", in genovese, vuol dire "che faccia di bronzo" mi sembra) fu un fallimento per via dei materiali non proprio nobili con cui erano fatti. Polini fu il primo a recuperare strada tanto da battere Malossi nel trofeo nazionale scooter velocità, cosa che poi costò la trasformazione del trofeo (dove lavorava allo sviluppo gente del motomondiale... con costi stratosferici) in monomarca. Nel frattempo iniziarono le gare scootercross, che debuttarono in occasione delle gare indoor Superbowl al palasport di Genova. Scelta un po scellerata perchè mettere vicini gli scooter alle moto da cross significava ridicolizzarli. e così fu. Lo scootercross, come disciplina, aveva un limite essenziale: gli scooter non potevano saltare e, quelle poche volte che provarono a farli saltare, fu un'ecatombe di telai e sospensioni con costi (e rischi...) insostenibili. Lo scootercross divenne così una sorta di dirt track e, per un momento, ci fu anche l'idea di trasformarlo in scootermotard. La cosa fallì miseramente in quanto era impossibile, nello stesso giorno, far correre mezzi da velocità e motard sullo stesso tracciato per via della terra portata in pista e, allo stesso tempo, non si poteva imporre ai piloti di guidare con il piede a terra quando, guidando in stile velocità, si andava più forte. Ricordo a tal proposito una polemica infinita con il ligure Nicola Ribul che guidava il suo Beta in un modo pazzesco e volevano imporgli di non guidare col ginocchio a terra! Di li a poco anche lo scootermotard morì e non si parlò più di questa disciplina a livello di gare nazionali. I costi erano stellari (ricordo quanto costavano gli inutili rapporti coi parastrappi da Minarelli, che si rompevano esattamente come quelli senza parastrappi), i preparatori e i team ufficiali assumevano ex piloti di cross a fine carriera con costi stellari e si rompeva tutto, anche quello che non c'era! Poi alcuni appassionati fecero quadrato ed organizzarono tra loro delle gare scootercross dando vita a bellissimi campionati regionali, come quello veneto. Ma i tempi d'oro erano finiti. Per organizzare una competizione come lo All Star Malossi, rimettere certi piloti su certi mezzi, occorrerebbero soldi che in questo settore non ci sono più da un decennio. Basti vedere che non esistono più scooter 50 2 tempi da promuovere (la Piaggio investì centinaia di milioni di lire nelle gare scooter sponsorizzando pesantemente tutto il movimento che, anche per questa ragione, fu il suo feudo inespugnabile anche grazie a regolamenti che aiutavano non poco Zip e Quartz), i quattordicenni di oggi a tutto pensano tranne che al motorino e che il futuro sarà elettrico... speravo in vita mia di non dover mai arrivare a vedere moto elettriche girare in città, ma credo che ormai mi dovrò abituare a ricordare le cose belle piuttosto che vivere quelle brutte!   

Letto 1109 volte
Altro in questa categoria: « Un giro in pista

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

Resta in contatto